martedì 10 luglio 2018

Dopo 7 anni si torna a scuola…ma dall’altra parte della cattedra.

In questi mesi di servizio civile ho conosciuto ragazzi di tutti i cicli scolastici e devo ammettere che, nonostante avessi avuto più di un’esperienza nell’ambito dell’educazione, ho sempre un pizzico di paura dentro di me quando affronto una nuova classe.
Una sana ansia per la quale mi chiedo se riuscirò a trasmettere ai ragazzi che mi stanno davanti quei valori che per me sono fondamentali e che ci dovrebbero rendere tutti dei cittadini attivi e consapevoli.

Rimango sempre felicemente spiazzata dalla semplicità e dalla naturalezza con cui i bambini delle elementari affrontano i temi dell’inclusione e della diversità, è bello vedere come per loro queste siano occasioni per esplorare qualcosa di nuovo e scoprire quelle cose che ci rendono uguali al resto del mondo e quelle diversità che, invece di dividere, ci arricchiscono.



Le medie sono già un’altra storia, non so cosa succeda nell’estate tra la 5° elementare e la 1° media ma deve essere qualcosa programmata per essere dimenticata perché provando a ricordare quel passaggio della mia vita per empatizzare di più con i ragazzi , non sono riuscita a ricordare assolutamente nulla, tranne il disagio.
Con questa allegra e positiva premessa sono entrata nella prima classe delle medie poi nelle restanti 4, un mese di incontri intenso, faticoso, ma ricco di scambio.
Tantissime domande, tantissimi dubbi a cui rispondere, coscienze che si stanno formando, ragazzi più o meno sensibilizzati all’argomento della diversità.
A quest’età si vede quanto i discorsi che si fanno in famiglia siano importanti per la formazione di un ragazzo.
Spero e prego che anche al ragazzo più polemico e scettico che abbiamo incontrato sia rimasto un seme dentro che, a tempo debito e con i giusti stimoli, porterà frutto.

Infine il meraviglioso Liceo, ecco, se i ragazzi delle medie erano pieni di domande i ragazzi del liceo l’esatto contrario.
Il nostro era un progetto di alternanza scuola lavoro in un periodo di polemiche non molto felice per questo tipo di iniziativa.
Questo è stato il primo progetto di Educazione allo sviluppo a cui ho partecipato come volontaria del servizio civile ed è stato probabilmente per questo il più impegnativo per me, dovevo ancora capire bene come muovermi e cosa fare, ma nonostante questi inconvenienti è sicuramente quello che mi ha lasciato di più.
L’età dei ragazzi non era molto lontana dalla mia, quindi, entrare nei loro panni e nelle loro difficoltà è stato sicuramente più semplice ma frustrante, perché ricordo bene che spesso c’è ben poco da fare se non si è interessati agli argomenti proposti.
Ma di sicuro in più di qualcuno, azzarderei anche a dire in tutti, nonostante le diverse motivazioni e la diversa partecipazione, ho visto un potenziale che se ben coltivato potrebbe tirare fuori delle grandi menti.
Posso dire che nel complesso quest’esperienza mi sta dando tanto, sia umanamente che professionalmente, sto scoprendo lati del mio carattere che non credevo di avere e sto riscoprendo una passione per il terzo settore che in questi ultimi anni avevo messo da parte.