giovedì 22 settembre 2016

Villaggio Fraternité visto con gli occhi di Martina


Martina Leto - Volontaria in Servizio Civile in Camerun. 
Il racconto a conclusione della sua esperienza di un anno, in cui ha dato il suo prezioso contributo per le attività a Villaggio Fraternité

A VILLAGGIO

A Villaggio le giornate iniziano presto, perché i bambini non dormono fino a tardi, perché a scuola bisogna arrivare puntuali e se perdi il bus poi te la devi fare a piedi. E allora, che ci sia fango o polvere a seconda della stagione, si arriva a scuola tutti sporchi, l’uniforme blu acceso ormai rossa di terra africana, e la maestra non sarà contenta. Per questo a partire dalla 6 e 30 sentiamo il vociare allegro dei bimbi, arrivati con i primi giri del bus. La giornata non può iniziare in modo migliore.
A Villaggio tutto cambia a seconda della stagione e del clima, la scuola ha tutto un altro aspetto a seconda che ci sia la pioggia o il sole. Il sole qui in Camerun, sull'Equatore, è abbagliante. Quando arriva, la sua luce è forte e intensa, per me in principio difficile da sopportare senza occhiali da sole. E non è solo il paesaggio a cambiare. Quando invece arrivano le piogge, i ritmi cambiano. Le attività iniziano un po' più tardi e vengono svolte più lentamente. Perché è l’acqua che fa da padrona per un po’. L’acqua che inonda le strade, che scorre per Villaggio in veri e propri torrenti, acqua che lava via la polvere e innaffia i campi. E allora aspettiamo che passi e magari ci fermiamo a guardarla, incantati dalla musica che fa.
A Villaggio non esiste il silenzio, esiste la tranquillità, la calma del mattino presto e della sera, ma il silenzio non esiste. Perché anche quando la scuola chiude e i bambini partono, quando i bus sono parcheggiati e la cucina ha servito l’ultimo piatto, quando temporali e sole cocente non fanno più risuonare le lamiere sul tetto, Villaggio è ancora vivo. Noi non siamo gli unici suoi inquilini. Così verde e inserito proprio nella foresta, è abitato da centinaia di specie diverse di insetti e uccelli e altre creature, e tutte ci fanno sentire la loro voce a tutte le ore del giorno, ma soprattutto della notte. Ci si addormenta con un dolce sottofondo di grilli, cicale e cinguettii; a volte anche i versi di altri animali, da noi considerati quasi mitologici, perché ancora non ne conosciamo la forma o l’aspetto.
A Villaggio si sentono parlare tante lingue differenti, mai la stessa. Il francese è senz'altro la lingua principale, e impararlo è stato incredibilmente divertente. I collaboratori di Villaggio, abituati ad accogliere volontari senza troppa padronanza ma con molto entusiasmo, hanno imparato ad usare l’immaginazione quando noi cerchiamo di spiegarci, soprattutto i primi tempi, e ti correggono e spiegano con pazienza, facendosi però sfuggire ogni tanto qualche sincera risata per i nostri strafalcioni.
Il Camerun è inoltre un paese bilingue, e oltre ad utilizzarlo nelle classi, non è raro sentire i bambini cantare l’inno nazionale al mattino, o recitare poesie e filastrocche in inglese. Tutti sanno che il bilinguismo è un dono. Tra noi espatriati parliamo naturalmente italiano, ma l’Italia da nord a sud è rappresentata nella nostra casa e le differenze linguistiche ci divertono anche di più del nostro francese. I locali tra di loro parlano più frequentemente il bulu, la musicale lingua dell’etnia del sud, ma per ora noi siamo limitati al francese, magari un giorno…
A Villaggio i protagonisti indiscussi sono i bambini. Quando non ci sono qui manca l’energia, la vita stessa di questa scuola.  I bambini di Villaggio hanno dai 3 ai 14 anni, la nostra scuola comprende la materna e la scuola elementare. Con i bambini non ci si annoia mai, sono pieni di idee e sempre divertiti dalla nostra presenza, che sia il nostro strano aspetto o il nostro francese bizzarro, ma non ti giudicano e non ti prendono in giro. I bambini di Villaggio sono disciplinati e attenti un momento e il momento dopo pieni di energie e giocosi, ma questo perché sono solo bambini, diversi in niente dai bambini italiani o di qualsiasi altra parte del mondo, hanno gli stessi sogni e la stessa sincerità.

A Villaggio ho imparato la collaborazione, la cooperazione. A Villaggio ho potuto sperimentare che tutti, esperienza o meno, diplomi o meno, possono portare un grosso contributo ad un progetto, secondo le proprie qualità e che è così che scopri qualcosa di te stesso. A Villaggio ho conosciuto tante persone, imparato una lingua, assaggiato una cultura, approfondito un mestiere, stretto delle amicizie, giocato con i bambini, messo alla prova le mie capacità e tanto altro. Posso solo sperare di aver anche lasciato qualcosa, a Villaggio. 

Martina

Elena e i bambini di Villaggio Fraternité

Elena Maglio - Volontaria in Servizio Civile in Camerun. 
Il racconto a conclusione della sua esperienza di un anno, in cui ha dato il suo prezioso contributo per le attività a Villaggio Fraternité


Il giorno 27 alle ore 20.00 dello scorso settembre sono atterrata nell'aeroporto di Yaoundé, caotica capitale del Cameroun, e dopo tre ore di tragitto in macchina, costeggiando la foresta tropicale, sono giunta finalmente a Villaggio Fraternité, situato tra la cittadina di Sangmélima e i villaggi limitrofi.
Col buio della notte, dunque, non avevo avuto modo di osservare Villaggio Fraternité, pur conoscendolo dettagliatamente in foto, attendevo con ansia l’ indomani mattina.
I bimbi della scuola materna avevano l’abitudine a inizio anno di fare “la ronde” davanti casa degli espatriati, quella che quest’anno è stata casa mia, in attesa che il nuovo stadio della scuola fosse pronto per accogliere i loro canti mattutini. Insomma questa è la prima immagine di Villaggio Fraternité che ho impressa nella memoria: 112 piccoli, teneri bimbi ancora insonnoliti, con la loro simpatica tenuta scolastica rosso acceso, che intonano canti e danzano in cerchio nel prato sotto l’albero di prune. Dopo quell’immagine tutte le mie ansie erano scomparse ed ogni giorno grazie a quei sorrisi è stato solo un riconfermarsi della mia scelta.  Questo fu l’inizio del mio primo giorno a Villaggio Fraternité che proseguì con altri sorrisi da parte dei miei nuovi colleghi ed abbracci affettuosissimi di questi teneri bimbi.
Il mio ultimo giorno coinciderà con l’inizio del nuovo anno scolastico, avrò così modo di rivedere e salutare i miei piccoli amici dopo il loro congedo estivo e di iniziare la giornata danzando in cerchio con loro ancora un’ultima volta!
Ognuno di questi bambini e le loro storie 
mi accompagneranno
per sempre.
Tirare le somme di un intero anno è difficile ma dentro di me ho la certezza di aver dato il mio contributo e, viceversa, di aver imparato tanto e di essere stata arricchita dai miei piccoli amici e da tutti gli abitanti di questa cittadina che mi hanno accolto col sorriso.
A chi me lo chiederà dirò di aver imparato da loro a dare tempo al tempo e ad abbandonare schemi e tabelle di marcia dai ritmi troppo veloci; a godere dell’imprevisto, approfittando ad esempio della macchina in panne  per guardare il tramonto con lo sfondo mozzafiato regalato dalla foresta tropicale; a scacciare la negatività e a essere sempre positivi perché “ça va aller”: tutto andrà bene; ad accettare la vita col sorriso anche quando le cose non vanno proprio come noi vorremmo o quando si è malati; a non dare mai niente per scontato e a non sottovalutare nessuno, perché si può imparare da chiunque, persino da piccoli bimbi alti meno di un metro!

Elena

martedì 28 giugno 2016

L'esperienza di Martina (Volontaria in Servizio Civile)

LA SCELTA

Mi chiamo Martina e sono un’indecisa. Lo sono sempre stata. Mettimi davanti a due opzioni di qualsiasi cosa, dai gusti del gelato alla strada da prendere, ed in quel bivio ci pianto una tenda, ci fondo una civiltà piuttosto che scegliere. Ed ecco perché crescere è così interessante. Prima non sapevo questo di me stessa, e crescendo ho realizzato che sì, effettivamente la paralisi davanti alle scelte della vita era una costante per me e solo dopo ho cominciato a capire che difetto fosse e quanto mi rallentasse; più tardi ancora, sono iniziati dei timidi tentativi di invertire questa tendenza. Ed ecco che finalmente arriva il momento della scelta del servizio civile ed è lì che finalmente ho visto le mie decisioni cominciare a prendere forma, la sicurezza crescere in me e la mia strada realizzarsi davanti ai miei piedi. E senza esitare mi ci sono incamminata.

Il titolo “la scelta” potrebbe forse sembrare un po' fuorviate riferito alla mia decisione di partire per il Servizio Civile e, nello specifico, quello estero in Camerun per giunta, visto che l’opportunità mi ha sempre bussato alla porta, totalmente inattesa, sempre sotto forma di persone appassionate di Africa e desiderose di condividere la loro passione. Inizialmente mi era stato proposto, quasi per scommessa, di fare domanda, proprio il giorno della chiusura del bando, per un altro progetto, un altro paese, un'altra ONG. Ringrazio chi ha saputo, in quel momento, che quella era la proposta per me, senza di loro non mi troverei qui a scrivere questo racconto, con in sottofondo un incredibile vociare di bimbi impegnati in un’intensa sfida a pallone. Non so dove mi troverei ma non ha davvero più importanza. Alla fine non sono stata selezionata per partire per quel progetto in quel paese e, nonostante la delusione, in quel momento mi sono detta che evidentemente non era proprio per me, non l’avevo mai veramente considerato prima di allora e non era di certo una scelta da fare alla leggera. E sono passati un paio di mesi nei quali mi sono completamente dimenticata di aver fatto domanda per il Servizio Civile, concentrata su altre attività. Non pensavo mi avrebbe bussato ancora alla porta. Questa volta era Avaz a bussare alla mia porta, ONG di Roma a me completamente sconosciuta, impegnata in un progetto di educazione e sostegno a distanza in Camerun. Questo è tutto quello che ho scoperto in quella telefonata.


Per ogni civilista il momento della scelta è stato certamente diverso, alcuni prendono il loro tempo, con le necessarie informazioni alla mano, valutano pro e contro, si confrontano con i loro cari. Il momento della mia scelta è stato un po' meno convenzionale e, dato che ho già confessato di essere un’indecisa, ci sono particolarmente affezionata. La scorsa estate, verso la fine del campeggio scout dove facevo servizio come responsabile, mi è arrivata la chiamata di Barbara, collaboratrice di Avaz a Roma. Chiacchieriamo qualche minuto e mi comunica che ero stata ripescata da Avaz per i Caschi Bianchi; mi fa la proposta di partire per il loro progetto in Camerun, l’unico problema è che i ripescaggi si muovono velocemente e mi chiede di comunicarle la mia decisione massimo entro il giorno successivo. Eccolo il momento, la scelta di cambiare: perché lì, località di montagna dell’Alto Adige, sotto una pioggia torrenziale, riparata sotto una tenda, senza rete internet sul telefono per potermi informare sul lavoro dell’organizzazione che mi aveva appena contattata, mi sono voltata verso gli amici che avevo accanto e con un sorriso ho annunciato: “Parto per il Camerun”. Fatta. Decisione presa. Non mi sono pentita nemmeno una volta.
I mesi che sono seguiti mi hanno cambiato completamente la vita, e decisamente in meglio. Sì, perché muoversi è sempre meglio che stare fermi e cambiare è sempre meglio che rimanere gli stessi; le soddisfazioni sono sempre meglio dei rimpianti e conoscere è sempre meglio che ignorare. I dettagli della mia formazione, del lavoro che facciamo a Sangmelima e di quello che fa Avaz a Roma, del progetto Villaggio Fraternité e della vita qui sono molto importanti, forse più importanti di tutte queste chiacchiere sulla mia scelta, ma ho deciso di raccontarla per un indeciso futuro civilista o chiunque altro sogni ad occhi aperti di partire e vedere, per fargli sapere che se sente una spinta non la deve ignorare. Non può, perché di certo tornerà a bussare.

Buon viaggio e buona avventura a tutti.
Martina Leto