venerdì 27 maggio 2016

Tata Elena e la piccola Mekena

"Tata" Elena è una delle due ragazze di Servizio Civile presente a Villaggio Fraternité da settembre scorso. Qui vi proponiamo il suo incontro con una delle piccole ospiti in Camerun, raccontato in prima persona da Elena.

Mekena è una bimba che frequenta la moyenne section del maestro Tonton Parfait; anzi frequentava,
poiché, proprio qualche giorno fa, i nostri piccoli bimbi della materna sono andati in congedo estivo dopo una cerimonia piena di balli, canti e recite.
Il suo fare imbronciato mi aveva molto colpita sin da subito, forse perché somigliava un po’ al mio, da bambina, come poi mi hanno confermato la mia famiglia ed i miei amici dopo aver visto una sua foto.

Mekena non è una bimba del Centro di Accoglienza di Villaggio Fraternité, dunque dopo le normali ore scolastiche mattutine, l’autobus di Tonton Papa’a, uno dei nostri autisti, la riporta a casa.

Il suo fare imbronciato però non ho mai creduto fosse solo una questione caratteriale; infatti Tonton Parfait mi confermò presto che la bambina era malata da qualche tempo ed aveva perso peso, piangeva tutto il giorno, non partecipava alle lezioni e non giocava con gli altri bambini come faceva tutto il tempo lo scorso anno.

Abbiamo così deciso di prenderla “in carico” come fosse una bambina del Centro di Accoglienza di Villaggio Fraternité, fornendole le cure adeguate ed il supporto necessario. Abbiamo contattato i suoi familiari, o meglio la compagna di suo padre con la quale Mekena vive attualmente, che ci ha spiegato che quest’ultimo risulta essere spesso assente ed irrintracciabile perché sempre occupato nel suo lavoro in foresta.

La donna, dunque, sola e con altri bimbi a carico, tra cui Mekena, non rendendosi conto della sofferenza della timida bimba, avrebbe trascurato la malaria di quest’ultima, malattia talmente diffusa in Camerun da essere percepita allo stesso modo in cui noi reagiamo ad un raffreddore dovuto al cambio di stagione. Le difficoltà quotidiane di questi bambini spesso non sono legate solo a motivi economici, ma, come in questo caso, anche alla superficialità e poca cura o attenzione dei loro familiari o tutori. Sono bastati pochi colloqui del dottore e degli assistenti sociali con la tutrice della bambina per responsabilizzarla e, come la maggior parte delle storie ambientate a Villaggio Fraternité, “tutto è bene quel che finisce bene” ! 

I cambiamenti di Mekena sono visibili a tutti, la bambina, infatti, non smette di ridere, giocare e mi ruba mille sorrisi urlando “Tata Elena Tata Elena” ogni volta che ci incrociamo.


Elena Maglio

giovedì 14 aprile 2016

Diario Equatoriale - Parte VI di Valerio (Rappresentante Paese)

Siamo arrivati alla sesta e ultima puntata della rubrica "Diario equatoriale" di Valerio, il nostro "rappresentante-Paese", in Camerun ormai da ben cinque anni!

Buona lettura!   

[Febbraio 2011]
Le giornate passano così, mille giri da fare concentrati nella mattinata, tra villaggi, uffici, ospedali, mercato e meccanici, e alcune cose da organizzare nel pomeriggio per cercare di portare avanti il corso di cucito e le attività del giorno dopo. Solitamente “stacchiamo” verso le 18 circa, mangiamo tra le 19 e le 21 per poi crollare a letto verso le 22. 
Martedì, però, alle 18 eravamo ancora in piena attività, in attesa del vescovo, “proprietario” del terreno di Villaggio.  Si è presentato con una mezz’ora di ritardo, guidando un bel pick-up bianco. E’ sceso elegantemente, con la sua tunica nera e viola. Durante la chiacchierata, durata un paio d’ore, ci ha spiegato i suoi progetti di autofinanziamento: sta disboscando 150 ettari di terreno per coltivarli a cacao, un’attività che fra 2 anni gli renderà 300 milioni di CFA all’anno (circa 460 mila euro),  e sta costruendo dei laghetti per avviare la piscicoltura. Pensa che al paese farebbe bene sviluppare il turismo, ma è convinto che non si faccia molto in tal senso e spera che lo Stato s’impegni maggiormente in questo settore. Ha molti progetti in mente: villaggi, allevamenti di porcospino, ricci e vipere in batteria (sic!) per le loro carni particolarmente apprezzate e, infine, il disboscamento di un bananeto per la costruzione di una cattedrale per 2500 persone perché “deve essere grandiosa, dato che in ogni diocesi, di cattedrale, ce n’è una sola”. 
Simpatica anche la spiegazione del perché noi europei riempiamo i bicchieri a metà, spiegazione data quando io, per educazione, gli ho servito poco succo di pompelmo: “Questa abitudine non nasce per educazione – ci ha detto -, ma perché i bianchi hanno nasi lunghi e quindi, riempiendo troppo il bicchiere, si bagnerebbero; noi neri, invece, abbiamo il naso corto e quindi ci versiamo da bere fino all’orlo!”. 

L’impressione è stata di trovarsi di fronte a un imprenditore – oltre che a un uomo di Chiesa -carismatico e ben inserito.
Ah, martedì ci hanno sistemato il modem e siamo tornati nel XXI secolo! Ovviamente, già il giorno dopo non c’era più rete e la mia scheda sim MTN continua ad essere inattiva. Speriamo nel progresso!



giovedì 7 aprile 2016

Diario Equatoriale - Parte V di Valerio (Rappresentante Paese)

Continua la rubrica "Diario equatoriale" di Valerio, il nostro "rappresentante-Paese", in Camerun ormai da ben cinque anni!
Oggi vi proponiamo la quinta puntata di questa interessante rubrica (sono sei in tutto: le precedenti le potete trovare qui, qui, qui e qui).

Alla prossima settimana e...buona lettura!  


Sono le 11:33 di giovedi 24 febbraio [2011].  E’ passata quasi una settimana dall’ultima volta che ho scritto qui. Il weekend è andato molto bene: abbiamo passato 2 giorni a Yaoundé, visitando e facendo un po’ di spese. Yaoundé è caotica anche durante i giorni festivi: traffico, clacson, e caldo non ci abbandonano mai. Il sabato siamo andati in un orfanotrofio tenuto da una suora italiana, Suor Angela, dove Claudia ha vissuto per un mese alcuni anni fa. I bambini ci hanno accolto con sorrisi, grida e giochi, poi hanno recitato alcune canzoni natalizie e alcune “filastrocche educative” (contenenti informazioni sul Cameroun, sulla sua bandiera, sui numeri da chiamare in caso di problemi ecc.). Abbiamo visitato anche la cattedrale e, sotto un acquazzone equatoriale,  il Museo dell’arte camerunense. 

Lunedì è iniziato il vero lavoro. La scuola è entrata nel pieno con tutti i suoi 100 bambini. Come sempre, ci siamo svegliati alle 6:20 per andare con la macchina a raccogliere i bambini nei villaggi, mentre Marcial batteva la città col pulmino. Dopo averli accompagnati in classe ne abbiamo portati 4 in ospedale: una aveva delle uova di ameba nello stomaco, un’altra aveva la malaria, Benjamin doveva fare l’ultima iniezione contro la tigna e la quarta non ricordo. Dopo essere passati al mercato a prendere un po’ di cose per la mensa siamo andati dal meccanico per sistemare freni e chiusure della macchina. La sera, accompagnati dalla maestra Diane, siamo andati a parlare con la zia di Benjamin, che ovviamente non c’era. Ci ha aperto il suo compagno, un energumeno somigliante a Mike Tyson che dice di essere il preside di una scuola, cosa che temo esser vera. Benjamin dormiva a terra con suo fratello, tra un gatto pulcioso e una gallina in una gabbia. Nel letto vicino c’erano altri tre bambini un po’ più grandi. La maestra gli ha spiegato per l’ennesima volta che se avesse voluto che Benjamin guarisse, avrebbe dovuto adottare alcuni piccoli, semplici, ma fondamentali accorgimenti igienici; non mi è sembrato però che ci desse molto retta.

La sera a casa è tornato il topolino, questa volta temo toccherà ucciderlo.

[continua... ]